La sublime effettuazione del preromantico idealismo estetico di Shelling, filosofo mitteleuropeo del diciannovesimo secolo, è possibile reperirla in quella meravigliosa entità terrestre del mar tirreno, alla quale l’antica Grecia aveva consapevolmente conferito la denominazione “Aethalia” la celebre isola che, nel contesto della costellazione di sette rubini insulari costituenti l’arcipelago toscano, per la sua esclusività paesaggistica e vastità territoriale domina sovrana.
Bertrand Russel, matematico-filosofo britannico, decantava la sua amata terra un’estesa penisola nell’Inghilterra sud-occidentale: la Cornovaglia; la cui incantevole posizione, nelle tiepide acque oceaniche, lo induceva alle più profonde riflessione filosofiche.
Il letterato di Weimer Wolfgang Goete, nel suo diario di viaggio attraverso la nostra penisola, esaltava solennemente la “Trinacria” per la cromaticità giallo-verde degli agrumeti lungo tutta la costa occidentale siciliana, olezzante di profumo di zagara, che lo ispirava nella sua migliore creazione letteraria.
L’intellettuale basilese Friedrich Nietzsche nella sua corrispondenza epistolare con il compositore musicista Wagner elogiava la liricità metafisica dell’ Engadina, un tratto montano delle elvetiche Alpi Retiche, che il medesimo, in virtù dello splendore alpestre, considerava fattore d’ispirazione intellettuale nell’elaborazione delle sue più note opere filologiche. Le tre realtà paesaggistiche, letterariamente celebrate dai rispettivi cultori europei, costituiscono il “nuce” virtuale della triade estetica del paesaggio elbano che ne legittimano la sua reputazione di perla del Mediterraneo.
La pittrice Gabriella Volpini, in virtù dello splendore della sua terra natia ha maturato una consapevolezza estetica che concepisce l’arte un’estemporanea espressione della sua percezione intuitiva che, scaturendo dalla natura insulare come fonte d’ispirazione poetica, si palesa all’attenzione dell’osservatore come una scena dell’iperuranio, in cui con armoniosa leggiadria danzano gli ideali di bellezza e del bene che sul piano Terra si concretizzerebbero esteticamente in musicale paesaggio ed eticamente in un contesto di benessere morale per l’umanità.
Da un’attenta personale considerazione di un quadro di produzione “volpina”, si può evincere che l’artista Gabriella nella sua magica competenza pittorica, rivelando la sua insita concezione di filosofia estetica con orientamento filologicamente apollineo sia per nostalgia romantica, forse classicamente arcaica per tematicità naturalista come per accurata comunicatività di effetto figurativo e per proponimenti di elevata eticità e fruibile progettualità, concepisce l’arte come energia spirituale di creatività umana che consentendo al genio-esteta, in un suo impetuoso slancio di passione gnoseologica di squarciare il velo di Maya, occultante l’autenticità estetica dell’umanità, e nel contempo in atteggiamento di ascetica contemplazione della pura idea di bellezza di poter realizzare la spiritualità universale dell’essenza umana.
Con le sue intenzioni e finalità di ordine etico-pedagogico nella sua opera artistica la Gabriella attesta con tangibile evidenza l’acquisizione di una consapevole competenza morale nella sua estetica concernente la missione culturale dell’artista nell’auspicio di una migliore umanità.
Il messaggio portante che la pittrice intende trasmettere a potenziali interessati si estrinseca in una duplice valenza di ordine formativo ed informativo che si relazionano in un rapporto di reciprocità fondamentale.
Le peculiarità naturali figurativamente riportate nelle opere pittoriche da lei create presentano un diretto riferimento con realtà paesaggistiche di latente bellezza, reperibili nei più occulti angoli dello spazio insulare, essendo precipua intenzione di Gabriella con il suo attento occhio di ritrattista di palesare all’attenzione dell’osservatore gli arcani segreti delle rare bellezze elbane che facilmente sfuggono alla conoscenza del profano visitatore o autoctono.
I paesaggi della Volpini inducono il visitatore a confrontarsi con le preziose rarità elbane, sollecitazione che, per effetto della suggestiva vivacità cromatica enfatizzante la variopinta armonia del paesaggio, il medesimo accoglierà con entusiasmo.
Il fascino avventuristico di un itinerario attraverso tratturi romantici in una profonda immersione nel verde di flora tirrenica, indurrà il curioso esploratore ad una melodiosa percezione di intima simbiosi tra soggetto uomo ed oggetto natura conferendogli in tal modo la consapevolezza di un’escursione dell’animo in un contesto di metafisica libertà dalla natura.
Per effetto pedagogico delle opere, l’ospite attraverserà un processo catartico di elevazione culturale con redenzione dal torpore consumistico in una società orientata esclusivamente al benessere materiale in cui dominano incontrastati: l’egoismo, gli interessi personali, la venalità ed il culto selvaggio di irrefrenabile esaltazione individualistica; una compagine umana culturalmente decaduta e civilmente abbrutita conformemente al famoso detto di Hobbes, filosofo inglese “Homo homini lupus”.
