
Gabriella Volpini,
artista al lavoro nella sua casa dell’Elba
Gabriella Volpini
Nasco a Livorno, città dei macchiaioli, dove la tradizione pittorica iniziata da Fattori, Micheli e Lloyd non si è ancora spenta.
A Livorno “tutti” dipingono, chi per hobby, chi per esigenza espressiva o chi perchè si sente pittore. Non so di preciso quando mi ha infettato il virus dell’arte, fin da bambina mi piaceva guardare i quadri.
Nella sala da pranzo di mia nonna paterna c’era un quadro con un veliero in mezzo al mare, dipinto da mio nonno.
I miei genitori si trasferiscono all’Elba. L’Elba negli anni 70′ era un incanto, il mare pulitissimo, qualche barca a vela, rare barche a motore, pochi i turisti educati e gentili. Ricordo di ore assolate passate tra gli scogli a cercare granchi e chioccioline di mare, giornate piene di caldo, di salsedine e bagni interminabili.
Avere tanta bellezza intorno mi ha sicuramente reso più sensibile alla luce, ai colori e lasciato un’impronta indelebile.
A dieci anni con i colori del nonno faccio i primi tentativi di pittura.
A sedici anni vedo per caso, bighellonando per Portoferraio, una mostra di pittori locali: tra i quadri di paesaggio ne riconosco alcuni che sono del il mio professore di storia dell’arte del liceo scientifico allievo di Domenici, un pittore post- macchiaiolo, ma ci sono tre quadri di un pittore che non conosco, risvegliano in me sensazioni profonde come di cose lontane a lungo cercate, sono quadri di figura. Il modo in cui sono dipinti con una pennellata grassa e pastosa, l’atmosfera degli interni, i soggetti, tutto risuona in me, desidero quella conoscenza, il desiderio o meglio una smania di dipingere si insinua nel mio animo e non mi lascerà più.
A diciotto anni mi iscrivo ad architettura a Firenze, cercando un modo per fare un percorso artistico alternativo, non volendo sostenere l’esame d’ammissione per entrare all’accademia di belle arti. Un rapporto difficile con Firenze di amore e odio, dopo tre anni lascio la facoltà di architettura e non solo per il rapporto difficile con la città.
A venti anni conosco l’autore dei tre quadri che mi accetta come allieva. Per tre anni frequento il suo studio, divento la sua modella e questo mi permette di partecipare al processo creativo di un quadro dal suo principio, di capire cos’è l’ispirazione, cos’è una seduta di posa e come la luce sia la base della composizione di un quadro sia esso di figura sia un paesaggio o una natura morta.
Visito negli anni successivi tutti i più importanti musei d’Europa.
A venticinque anni faccio il mio primo viaggio in India, viaggio con acquarelli e colori ad olio facendo piccoli quadri dal vero.L’ India non si dimentica è un’ esperienza totalizzante, il tempo cambia ritmo e la sua lentezza permette di viaggiare in due direzioni opposte, dentro e fuori, comincio a scrivere impressioni e appunti di viaggio e realizzo un’ esposizione dal titolo “A oriente dell’Elba”.
In uno di questi viaggi in oriente incontro lo yoga che ancora pratico.Partecipo a diverse mostre collettive e negli anni ho fatto molte esposizioni personali.Non mi stanco di visitare musei e mostre e di viaggiare. Da qualche anno sento l’esigenza di scrivere sulla pittura, noto che vi è un disinteresse per la pittura e per i pittori, sono visitate solo le esposizioni molto pubblicizzate di autori celebri; i pittori, soprattutto quelli figurativi faticano ad incontrare il consenso e la curiosità del pubblico.
Vivo all’ Elba che nonostante sia molto cambiata, presa d’assalto dal cemento e dai turisti, conserva parte della sua bellezza originaria. Amo la luce malinconica dell’inverno, quella luminosa dell’autunno soprattutto in ottobre, l’esplosione di colore profumi e suoni della natura in primavera, i tramonti dell’estate, i fitti boschi di lecci e castagni, le spiagge della mia infanzia.La mia casa e il mio studio sono a Portoferraio sul crinale della valle di Lazzaro.
Il mio studio e i miei luoghi



